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Le case di legno di Safranbolu TURCHIA 2001

di gaetano

Le case di legno di Safranbolu 
TURCHIA 2001

Viaggio nella cittadina dell’entroterra del Mar Nero, dove le case tradizionali sono state recuperate, rendendola una delle mete più interessanti e fuori dal comune in Turchia

Safranbolu, piccola cittadina a circa ottanta chilometri dalle coste del Mar Nero, è senza dubbio una tappa da non perdere per chi viaggia fuori dai soliti schemi turistici.

La città prende il nome dalla coltura dello zafferano che in queste zone veniva impiegato come tintura e nella farmacopea.

Il centro storico, dove gli antichi konak (le tradizionali case in legno turche) sono stati restaurati grazie ad una sovvenzione del Ministero della Cultura, dell’UNESCO e al Touring Club, è rimasto immutabile nel corso dei secoli.

Passeggiando per Safranbolu sembra di essere tornati nella Turchia di fine Ottocento, quella tanto decantata da Pierre Loti.

Viuzze, ponticelli ad arco, uomini che tirano carretti colmi di mais, botteghe artigiane, basti per asini e cavalli. Sembra che qui la gente non conosca l’insistenza.

Gli interni profumano di legno, i mobili spesso sono fatti a mano come la vecchia tradizione imponeva. I bagni dentro gli armadi, sollevati da terra. Pochi arredi, molti tappeti.

Il mercato di Yemeniciler Arastasi che si impone con le sue quarantotto botteghe di pellami e calzature. Al suo centro il Boncuk Café, una ricostruzione incantevole di un tipico caffè di epoca ottomana.

Mangiamo osservando il via vai placido dei passanti. Un uomo coi baffi suona un hud appoggiato al muro di una bottega. Qualcuno canta, qualcun’altro ride. La sensazione che tutto si sia fermato aleggia nell’aria.

Saliamo verso il quartiere di Baglar, costeggiamo la moschea e l’antico Hotel Asmaziar Havuziu Konagi con i suoi mosaici e le decorazioni intarsiate ai muri.

Dalle rovine della fortezza di Hidirlik Tepesi il panorama dei frutteti e delle case antiche si mescola alla calata del sole. Un gruppo di giovani militari ridono sguaiatamente e ci riportano all’oggi. Li guardiamo scendere, mitragliatore in spalla, giù per la collina.

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